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L'etica e L'etichetta

Come per tante cose della vita, anche il vino ha un’etica, ma qualcuno si ferma all’etichetta.
Ogni frutto nasce dal lavoro quotidiano della terra sotto un sole cocente, scongiurando avversità meteorologiche e benedicendo i favori del clima, scommettendo e sperando.
Ma tutto questo non basta.
L’opera non è della materia che la sostanzia, ma dell’artista che la pensa e la forgia con le sue mani e i suoi arnesi. Così il vino è anche sperimentazione, studio del terroir, scelta varietale, potatura, tempo e modi di vendemmia, di invecchiamento e di imbottigliamento, alla ricerca infinita di un profumo ancora più intenso, di una nota di colore ancora più netta, di un gusto ancora più vicino a un luogo della memoria.
Tra la tesi di un viticoltore legato alla tradizione e l’antitesi di un enologo-agronomo che vuole osare, sta la sintesi armonica di un vitigno liberamente interpretato.
Tutto questo non basta ancora.
Non basta preservare e perpetuare la memoria di un viticoltore, coniugarla con il sapere enologico, sedurre un anonimo bevitore che qualcuno si ostina a chiamare consumatore.
Occorre rispetto e amore per la terra e per chi la lavora.
La bontà è portata dalla cultura di contadini silenziosi innamorati della loro terra, dalla protezione [e non sottrazione] dei loro segreti, da sane condizioni ambientali e di lavoro, dalla solidarietà per superare mille difficoltà.
Soltanto così il frutto di quei sacrifici regala un momento piacevole ad altri uomini che non hanno mai incontrato [e forse non conosceranno mai] quel contadino e quell’enologo che li hanno riconciliati con la vita per un attimo fuggente [ma ripetibile].

Questa l’etica di ogni prodotto curato da Calò Giordano.